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La propagazione delle piante – parte 2

Come abbiamo scoperto l’ultima volta, esistono due tipologie di propagazione, gamica e agamica. Abbiamo accennato alle semine, che vedremo più approfonditamente ogni volta che affronteremo le singole piante, e di nuovo sommariamente, trattando delle temperature e tempo di germinazione.

Abbiamo descritto come praticare la talea, ma questo metodo non è applicabile a tutte le piante, e se vogliamo garantirci un risultato dal sicuro successo c’è un altro metodo da prendere in considerazione. Spieghiamo dunque come effettuare un alternativa di propagazione agamica, la margotta. 

Per realizzarla è però necessario avere accesso continuativo alla pianta da propagare: la margotta, pur essendo simile alla talea, prevede infatti di praticare la propagazione direttamente sulla pianta madre.

Può essere il metodo giusto da applicare per rinnovare piante da appartamento come Ficus elastica o Magnolia, e utile nelle piante a crescita lenta come gli aceri, e in tutti quei casi dove vogliamo ottenere una pianta identica alla madre.

A meno che non procediate in casa, il periodo migliore per effettuare la margotta è a partire da metà della primavera, fino a inizio estate. E’ necessario infatti che le temperature si siano stabilizzate e che la pianta sia in piena fase vegetativa. In base alla vostra fascia climatica può essere possibile iniziare anche ai primi di Marzo. Sarà poi possibile procedere nuovamente a fine estate, su rami non ancora lignificati e su cui il procedimento di radicazione sarà rapidissimo.

Che cos’è la margotta

Come già chiarito, è un metodo per riprodurre le piante, ma qual è il suo vantaggio? La margotta ci permette di ottenere una pianta-clone rispetto a quella di partenza, anche di considerevoli dimensioni.

E’ possibile infatti decidere di ricavare la nostra nuova pianta da un ramo abbastanza grande, e partire da piante che con la talea non avrebbero dato alcun successo. Si possono ottenere ottimi risultati su alberi di olivo, di gelso, di limone, o alberi e arbusti ornamentali come gli aceri o il glicine. 

Il procedimento sfrutta la capacità di alcune piante di emettere radici (rizogenesi) in particolari condizioni di umidità e contatto col terreno. A differenza della talea, la parte da riprodurre resta attaccata alla pianta madre dal quale continua a ricevere nutrimento.

Per questo il metodo è adatto a ricavare porzioni di pianta maggiori di quanto potremmo ottenere con la talea: la margotta continua a ricevere la linfa dalla pianta madre, che è anche il motivo per cui il periodo di applicazione deve coincidere con quello di attività vegetativa in cui appunto la linfa scorre nei tessuti.

La margotta, come procedere in pratica

Per cominciare selezioniamo il ramo adatto: deve essere di almeno un anno, ma non superiore ai tre. Più è giovane, maggiore sarà la rapidità con cui emetterà le nuove radici. 

Procuriamoci poi un coltello, un sacchetto di plastica (tipo quello per alimenti surgelati) e due legacci, oppure una bottiglia di plastica o un telo di nylon resistente.

Con un coltello appuntito ed affilato (l’ideale sarebbe avere un coltellino da innesti) si incide la corteccia alla base del ramo scelto, creando un anello alto tanto quanto il diametro del fusto.

Se abbiamo selezionato un ramo di 2 cm di diametro, incideremo la corteccia per due cm di altezza. Rimuoviamo poi l’anello di corteccia, scoprendo il tessuto sottostante. 

E’ consigliabile spennellare la ferita con gli ormoni radicanti, per facilitare l’emissione di radici.

Appena sotto l’incisione andiamo a legare il sacchetto o la bottiglia, in modo da creare un contenitore da riempire con buon terriccio. Lo scopo è creare un vaso intorno all’anello decorticato che, in presenza di terra e umidità, emetterà nuove radici. Il procedimento potrebbe impiegare settimane o mesi in base al periodo e alla pianta madre. Il sacchetto va chiuso anche in cima, ma poiché ogni tanto è consigliato bagnare il terriccio, molti preferiscono utilizzare la bottiglia. In entrambi casi l’emissione di nuovi radici sarà visibile e a quel punto sarà sufficiente prelevare il ramo, ma non abbiate fretta ed aspettate che le radici siano numerose. 

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