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Mettere a dimora nuove piante (oppure la messa a dimora di nuove piante)

Si dice che “Il miglior momento per piantare un albero era 10 anni fa. L’altro miglior momento è oggi.”

Il termine ultimo per mettere a dimora nuove piante generalmente è Marzo.  Di solito è buona norma preparare le buche in inverno, febbraio incluso, di modo che il gelo disgreghi le zolle e renda la terra friabile e perfetta per accogliere le nuove piante. Con le temperature avute fin ora e tutte le gemme aperte o gonfie, è auspicabile che il gelo non arrivi a disfare il terreno, ma possiamo comunque preparare le buche e porre a dimora i fruttiferi o le piante ornamentali scelte.

Ormai è possibile trovare una certa varietà di fruttiferi ovunque, ma potendo, vi consiglio di prediligere le piante a radice nuda. Una pianta cresciuta in vaso partirà in leggero svantaggio rispetto ad una pianta a radici scosse e adeguatamente potate da un esperto.  Questo tipo di piante viene venduta appunto con radici visibili, di cui potrete controllare lo stato, oppure potreste trovarle avvolte in dei sacchi di juta. In entrambi i casi con questa tipologia avete anche la certezza di non portarvi a casa sgraditi insetti che potrebbero nascondersi nei vasi. 

Certo che del materiale vivaistico di buona qualità scongiura comunque questa evenienza e, generalmente, nei vivai si trovano buoni prodotti che hanno viaggiato con tanto di “libretto sanitario”. 

Comunque le piante in vaso sono cresciute costrette, limitate da delle pareti e, incredibilmente, possono avere un aspetto persino migliore di quelle a radice nuda. Ma un corretto sviluppo della pianta dipende moltissimo dal suo apparato radicale che deve essere pari alla chioma.

Come effettuare l’impianto 

In ogni caso, procedete con il creare delle buche larghe e profonde il doppio rispetto al vaso o alle dimensioni delle radici, che devono essere inserite integre nella buca, senza forzature. Se il vostro terreno è argilloso e trattiene molta acqua, è consigliabile scavare un po’ di più ed inserire un fondo drenante nella buca, composto da sabbia e breccia o argilla espansa, oppure vecchi cocci in cotto, per evitare che l’acqua ristagni. Al contrario, se l’ambiente è molto asciutto e il terreno tende a seccare, potete posizionare una canna cava insieme alla vostra pianta, così da somministrare l’acqua attraverso di essa e permetterle di raggiungere subito e in percentuale maggiore le radici della pianta. E’ consigliabile porre a dimora con la piante anche un sostegno a cui legarla, per guidarne la crescita nelle prime delicate fasi.

Una volta posizionata la pianta, si torna a riempire la buca con il terreno precedentemente scavato, avendo cura di rimetterlo nello stesso ordine, ovvero, l’ultima terra tolta andrà inserita per prima e la parte superficiale deve tornare in sopra. Massima attenzione va posta in questa ultima fase perché è necessario non coprire il colletto della pianta, interrandola fino alla sua base e non oltre. Attenzione soprattutto a non interrare il punto di innesto, altrimenti rischiate che questo metta proprie radici, perdendo così tutte le qualità del portainnesto.

Se scegliete di affidarvi ad un vivaista esperto, questi potrà anche guidarvi nella scelta del portainnesto che ospita la vostra pianta. L’innesto non si pratica soltanto per mantenere le caratteristiche della pianta madre, ma anche per avvantaggiarsi di alcune qualità del portainnesto che andrà ad ospitarla. Esistono franchi maggiormente adatti a terreni poveri, o in grado di sviluppare in modo particolare la chioma, o di radicarsi meglio in terreni duri o al contrario, che riescono a sviluppare radici idonee ad ancorarsi in terreni friabili.

Gli effetti del portainnesto sulle piante da frutto

In particolare la scelta del portainnesto può determinare: 

Vigoria cioè sviluppo e dimensioni che verranno raggiunte dalla pianta. Conoscere questo dato è particolarmente utile nel caso di giardini di piccole dimensioni o quando andiamo a porre a dimora più piante, per determinare a quale distanza posizionarle l’una dall’altra. Questa distanza si chiama sesto di impianto. 

Quando questo elemento è sconosciuto, conviene porre le piante a 5 mt l’una dall’altra. Attenzione anche alla distanza dai confini, per cui è consigliabile informarvi presso il vostro comune o attenervi ai regolamenti nazionali. Nel caso di alcune ornamentali tipo il glicine o l’ailanto è importante anche considerare la distanza dalla casa o dai muri, perché le loro radici sono in grado di piegare il ferro, farsi spazio tra le pietre, persino spaccare asfalto e cemento. Intendiamoci, l’effetto non è ne certo ne immediato, ma è un elemento da tenere in considerazione.

I livelli di vigoria nei portainnesti sono catalogati come: vigoroso, di media vigoria, debole o poco vigoroso. Oltre a regolare lo sviluppo, questo elemento determina anche l’entrata in produzione della pianta. Una base poco vigorosa entrerà prima in produzione, mentre la messa a frutto nelle vigorose è ritardata.

Un altro elemento è la resistenza alla siccità ed alle condizioni climatiche, dove un vigoroso sarà più resistente alla siccità o a condizioni climatiche rigide.

Anche l’adattatamento ai diversi tipi di terreni è fissato dal portainnesto , che può essere più o meno adatto a terreni pesanti, argillosi, leggeri, drenati, con ristagni d’acqua,  calcarei, acidi, ecc.

Come pure la capacità della pianta di autosostenersi senza la necessità di tutori di sostegno, importante nel caso di impianti numerosi o in zone ventose.

Ultimo ma non per importanza, il portainnesto regolerà la produzione e qualità della frutta: da lui dipende il rapporto tra vegetazione e quantità di frutti prodotti. Inoltre per alcune varietà interviene significativamente sulle qualità organolettiche e sulla conservazione post raccolta.

Conoscere il portainnesto ci suggerisce anche quale forma dare alla pianta e quale potatura attuare negli anni.

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