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La propagazione delle piante – parte 1

Si avvicina la primavera e con lei la voglia di verde, non solo in senso di stare all’aperto, ma anche di circondarci di piante. Un buon modo per farlo a costo zero  o quasi è la propagazione.

I principali metodi sono:

Propagazione gamica – ovvero per seme 

Propagazione agamica – per via vegetativa o moltiplicazione 

Sembra incredibile ma sulla semina c’è tantissimo da dire, ed è difficile coprire l’intero argomento partendo da zero, senza rispondere ad un quesito specifico. Ci sono dei semi che richiedono vernalizzazione (ovvero un certo periodo di freddo prima della germinazione), altri che necessitano di essere prima immersi in acqua, altri semplicemente si interrano. In generale ogni seme risponde a delle temperature che condizionano anche il tempo di germinazione, in una tabella che affronteremo più avanti. 

Un aspetto importante è rivestito dal luogo di semina, se direttamente a dimora, in vaso o in semenzaio, se in letto caldo o freddo, e con quali consociazioni.

Ma ora affrontiamo delle tecniche più favorevoli al periodo e quindi di prossimo uso.

La propagazione agamica: divisione, talea, innesto, propaggine, margotta e micropropagazione

Perché preferire uno di questi metodi alla semina? Innanzitutto dobbiamo considerare che non in tutte le varietà il seme darà una pianta uguale a quella madre. La maggior parte dei semi è generato da un impollinazione incrociata, e quindi il seme  avrà le caratteristiche della pianta madre tanto di quella padre. Questo si verifica in tutte le specie dioiche, ovvero quelle piante che portano fiori maschili e femminili.

Questo problema non si pone nella specie monoiche, dove gli organi riproduttivi maschili (stami) e femminili (pistillo) sono portati sulla stessa pianta. Questa condizione si verifica  nei cereali e in molti ortaggi –ma non tutti, infatti conservare il seme in purezza è un arte da apprendere– . 

Il seme si utilizza anche per ottenere molti portainnesti per alberi da frutto, piante forestali e piante ornamentali.

La moltiplicazione viene prediletta in alcune varietà particolarmente portate. E’ il caso della fragola che, pur producendo semi, garantisce risultati più rapidi e migliori prelevando gli stoloni prodotti dalla pianta, ovvero, propagazioni della stessa. Altri esempi possono essere il fico, che produce polloni basali con porzioni di radici avventizie, facili da sradicare e piantare altrove, o il carciofo, che produce accanto alla pianta madre numerose piantine con porzione propria di radici, e il cui prelievo si chiama “scarducciatura”.

Concentriamoci oggi sulla talea

La talea consiste nel prelevare una  porzione vegetativa di pianta allo scopo di farla radicare, dando così origine ad una pianta autonoma ed identica alla pianta madre. 

Le talee possono essere: di ramo, di radice o di foglia, a seconda della varietà che vogliamo propagare.

Le talee di ramo, a loro volta si distinguono in:  talee legnose, talee semilegnose, talee erbacee.

E’ utilizzabile solo per quelle piante che hanno facilità a radicare. Nel caso di talee di ramo, le radici si originano da punti chiamati nodi, in cui sono concentrati tessuti meristematici; le cellule con la capacità di moltiplicarsi, producendo così il cosiddetto “callo” (che chiude la ferita praticata) e radici avventizie

Un modo per avvantaggiare la propagazione tramite talea è ricorrere a degli ormoni radicanti: si possono acquistare presso le agrarie. Si tratta spesso di prodotti in polvere o in gel e a seconda della tipologia potrebbero andare sciolti in acqua oppure applicati direttamente sulla parte di talea che andrà interrata.

Altri elementi che favoriscono la radicazione sono le temperature miti (per questo da ora in avanti sarà un ottimo periodo per le talee – come pure l’autunno) e l’umidità, che si può creare nebulizzando acqua tiepida nell’ambiente che ospita le talee.

Anche le temperature possono essere forzate, ad esempio con una resistenza elettrica o con un tubo a serpentina dove scorra acqua calda che riscaldi il piano di appoggio dei vasi.

Per quanto riguarda l’umidità, un altro intervento che si può porre in atto è ridurre l’evapotraspirazione della pianta, accorciando di 1/3 le foglie in cima mentre ovviamente quelle basali andranno tolte perché non marciscano, sia che tentiate la vostra talea in acqua oppure interrandola.

Le talee di foglia si praticano per quasi tutte le piante grasse, per il papiro –di cui si preleva un ramo, si capovolge tagliando le foglie a metà per poi immergerlo in acqua: le radici partiranno dalla base delle foglie! 

Come substrato di radicazione si usa spesso del terriccio a base di torba; elemento sempre più raro e a volte sostituito con discreto successo dalla fibra di cocco.  In ogni caso il terreno deve essere soffice, possibilmente sterile (ovvero privo di sostanze o organismi dannosi alle piante, e non concimato). 

Potete creare un buon terriccio da propagazione mescolando terra grassa e sabbia. 

Le talee legnose vengono prelevate generalmente da specie arboree o arbustive e sono meno delicate: si possono anche interrare nel normale terreno, purché mantenuto soffice, umido e libero. Il periodo da prediligere per questo tipo di talee è però l’autunno.

Le talee semilegnose riguardano le arbustive, le officinali, moltissime piante ornamentali come le ortensie o le rose. Si praticano prelevando una porzione di ramo giovane ma già parzialmente lignificato –non verde, non marrone, una via di mezzo.

Il taglio deve prelevare 10, 15 cm di ramo  che abbia almeno 4 gemme e va effettuato appena sotto una gemma: due andranno interrate e da li (non dal taglio) emergeranno le nuove radici. Il taglio va comunque praticato a 45° per evitare ristagli d’acqua sulla pianta madre, che rischierebbe marciumi.

Le talee erbacee sono quelle di rami morbidi (pothos, edera) oppure di arbusti e alberi ancora verdi e possono radicare in acqua. Questo generalmente da molta soddisfazione a chi le coltiva perché permette di seguire la creazione e lo sviluppo delle radici. 

Illusoriamente da anche una certa idea di successo, come fosse una garanzia di riuscita. Vi svelo due segreti: ha la stessa possibilità di risultato che interrando la talea e vieppiù che le radici che la pianta sviluppa in acqua sono differenti da quelle che avrebbe sviluppato in terra. Quindi, nel momento in cui andrete ad interrare la vostra barbatella (questo è il nome della talea oramai radicata) la costringerete allo sforzo di produrre nuove radici idonee a prelevare le sostanze nutritive dal terreno, dovendo fare anche molta attenzione a non danneggiare le delicate radici sviluppate in acqua.Nel prossimo articolo parleremo degli altri metodi di propagazione: innesto, propaggine, margotta e micropropagazione

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