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Conoscere le fasce climatiche per giardino e orto

Quando si legge un calendario delle semine o il retro di una qualsiasi bustina di semi, salvo rare eccezioni, ci si trova davanti un condensato di ottimismo, con l’illustrata possibilità di semine e trapianti che arrivano a coprire l’arco dei 12 mesi. Intendiamoci, quei calendari non mentono: semplicemente si riferiscono a tutte le fasce climatiche presenti nel paese. 

Facciamo un esempio pratico: prendiamo in esame il porro, il cui trapianto è consigliato nel mese di luglio, e andrà quindi seminato 30-40 giorni prima.  Oltre all’ovvio risentire delle temperature di germinazione e crescita – che vedremo più avanti ma i cui effetti sui tempi di accrescimento potete già dedurre – questo periodo deve essere necessariamente anticipato nelle zone più fredde (montagna, particolari microclimi, alpi e prealpi) così come può essere posticipato al sud e sui litorali. 

Significa che se ad Aosta o l’Aquila semineremo a maggio per trapiantare a luglio, a Bari o Anzio potremo seminare a giugno o anche luglio e trapiantare fino a ottobre.

Per saper interpretare al meglio un calendario delle semine in base alle vostre esigenze è indispensabile conoscere la zona USDA dove vi trovate, se non nel numero almeno negli effetti.

Conosciamo le zone USDA per l’Italia

Le fasce climatiche nei testi di botanica e giardinaggio prendono il nome di USDA (United States Department of Agriculture) dal dipartimento che le ha generate,  e sono differenti da quelle prese in considerazione per l’accensione degli impianti di riscaldamento, con fasce climatiche indicate da a A ad F.  Quest’ultima tabella oltre che a determinare i periodi e le ore consentiti per il riscaldamento, è comunque utile per stimare la dimensione degli impianti.

Le classificazione USDA nella letteratura e nei cartellini delle piante che andrete ad acquistare indica la zona di rusticità, ovvero la resistenza alle minime invernali. Seguendo questo riferimento diventa molto più semplice stabilire se le vostre scelte verdi sono fattibili per il luogo in cui pensate di metterle a dimora.

Le USDA sono indicate con i numeri e si dividono i 7 fasce, che in Italia vanno da 5 a 11, a loro volta suddivise in due sottofasce A e B.

Vediamole nel dettaglio

Le zone climatiche 5 e 6 comprendono le cime delle Alpi con temperature minime invernali che vanno      da -30°C a -23,3°C: difficilmente sono zone abitate.  

Al loro opposto troviamo la zona 11 che coincide con Lampedusa, dove la minima invernale è normalmente sopra i +4.5°C.

Le altre quattro fasce climatiche Italiane sono contrassegnate con i numeri 7, 8, 9 e 10  che comprendono territori da Nord a Sud della Penisola non sempre contigui perché le zone climatiche in Italia individuate dall’Usda tengono conto dei microclimi, anche se per conoscerli tutti è necessario presidiare stabilmente un territorio. Sono infatti tantissime le condizioni in grado di modificare –favorevolmente o meno – il clima di un luogo, anche per aree molto piccole che quindi è impossibile rappresentare in una mappa. L’osservazione potrà indicarvi se siete in uno spazio in cui persiste un microclima mentre la conoscenza delle USDA vi aiuterà a regolarvi e non sbagliare.

La Zona 7 comprende le aree alla base delle Alpi e aree prealpine. Qui le temperature minime sono comprese tra -17°C e -12°C circa. È la tipica zona da clima alpino, però abitata, dove inverno significa gelo.

La Zona 8 riguarda l’intera Pianura Padana e le zone centrali dell’Appennino. È caratterizzata da temperature invernali minime comprese tra -12°Ce -6°C.

Nella Zona 9 troviamo la Liguria, le rive del Lago di Garda, la Romagna orientale, l’Italia centrale e le zone interne della Sicilia e della Sardegna. Gli inverni hanno minime che variano da -6°C a -1°C.

La Zona 10 è l’area climatica che non conosce inverni rigidi, con minime invernali che vanno dai -1°C ai +4°C. Qui troviamo il versante ionico di Calabria e Puglia assieme a piccole zone litoranee della Toscana meridionale e della Liguria di Ponente caratterizzate da microclimi particolari.

Un altro metodo di classificazione: Il sistema Köppen

In qualche caso potreste trovarvi di fronte ad un altro tipo di classificazione che divide le regioni del globo in zone climatiche e le suddivide ulteriormente a seconda della piovosità e delle temperature medie, massime e minime.
In Italia con questo metodo emergono 5 fasce climatiche, ciascuna denominata con l’albero predominante e caratteristico dell’area che individua.

La consociazione è la seguente: Picetum (conifere), Fagetum (faggi), Castanetum (castagni e vivo sottobosco), Lauretum freddo (oliveti) e Lauretum caldo (agrumi).

In Italia troviamo prevalentemente la fascia chiamata Fagetum, e va da se che questa classificazione, pur caratteristica, sia meno utile ai fini della progettazione di orti e giardini.

Meno diffusa ma utile: la scala AHS


Anche questo sistema proviene dagli USA, infatti AHS è l’ acronimo di American Horticoltural Society. 

Viene usato per misurare i giorni (in un anno) in cui la temperatura raggiunge o supera i 30 °C.  Al contrario dell’USDA, che teniamo in considerazione per verificare la tolleranza al freddo massimo di una pianta o di una semina, in questo caso ci premuriamo di sapere quanto farà caldo e quindi quali piante possono tollerare la temperatura massima registrabile.

E’ un concetto da prendere in considerazione soprattutto per le piante che tendono a montare a seme.

Purtroppo non è così diffuso come il sistema USDA e trovare nelle indicazioni della pianta la sua zona AHS, è più difficile, ma per esempio: se il  cartellino di una pianta riporta USDA 8 e AHS 10, sapremmo che la nostra pianta tollera il caldo afoso ma non inverni gelidi.  

Microclimi e adattamento

Tutte queste classificazioni non possono tenere traccia di quei particolari microclimi che vengono a crearsi a causa di ostacoli naturali o artificiali che, oltre a riparare dai venti o creare ombreggiature, possono modificare significativamente le precipitazioni piovose, rendendo un luogo più o meno adatto ad alcune piante o pratiche. Sono fattori che, con lo studio e l’esperienza, si impara a conoscere e tenere in considerazione e affinano la pratica dell’orticoltore, rendendola perfetta. 

I principali metodi di classificazione per le fasce climatiche iniziano sicuramente all’apprendimento di tutti i trucchi e i segreti che incontreremo in avanti.

Possiamo anticipare che i microclimi in Italia rivestono una certa importanza: pensiamo alle numerose montagne che, a causa della diversa posizione del sole, creano vaste aeree in ombra che restano tali per tutto l’inverno, dove è possibile coltivare solo in estate. O a Roma dove, complici gli alti palazzi, il caldo prodotto dalla città e la particolare posizione, esistono giardini che ospitano banani e avocado, arrivando a vederne la fruttificazione. Sempre restando nel Lazio possiamo trovare i giardini di Ninfa, un esempio eccezionale degli effetti del microclima condizionato dalla presenza di acque, che come è noto hanno la grande capacità termica di trattenere il calore diurno per poi rilasciarlo durante la notte.

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